Banca “inventa” il debito: da -90mila a +7mila euro, sentenza choc del Tribunale di Perugia
Il Tribunale di Perugia ha emesso una sentenza destinata a far discutere: un presunto debito di oltre 90mila euro, che la banca sosteneva di vantare nei confronti di due fideiussori, si è trasformato in realtà in un saldo positivo di oltre 7mila euro a favore della società coinvolta.

La vicenda
Tutto ha origine nel 2017, quando l’istituto di credito aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 93.698,58 euro nei confronti di quattro fideiussori legati a un’azienda industriale. Due di loro hanno deciso di opporsi, contestando la legittimità della pretesa bancaria.
Secondo l’istituto, i fideiussori avrebbero dovuto rispondere dei debiti contratti dall’impresa. Ma il Tribunale ha accertato gravi irregolarità nella formazione del credito, tali da ribaltare completamente la situazione.
L’anatocismo e le irregolarità contabili
Il nodo centrale della sentenza riguarda l’anatocismo bancario, ossia la capitalizzazione degli interessi sugli interessi. Una pratica che, in assenza di una specifica pattuizione contrattuale, è vietata dalla legge per i rapporti successivi al 2000.
L’analisi del consulente tecnico nominato dal giudice ha dimostrato che la banca aveva applicato questa modalità di calcolo in modo sistematico a partire dal 2001, generando addebiti indebiti.
Non solo: tra il 2001 e il 2006 l’istituto non ha fornito la documentazione completa (prospetti e scalari di liquidazione), impedendo così di verificare la legittimità delle somme richieste. In mancanza di prove, tutti gli interessi e le commissioni di quel periodo sono stati azzerati.
Il ricalcolo e la “sorpresa” finale
Il ricalcolo del saldo ha prodotto un risultato clamoroso: da un debito di oltre 91mila euro si è passati a un credito di 7.305,84 euro a favore della società. La differenza di quasi 100mila euro deriva dalla cancellazione di interessi e commissioni ritenuti illegittimi.
La decisione del Tribunale
Alla luce di queste risultanze, il giudice ha revocato il decreto ingiuntivo e stabilito che la banca non aveva alcun titolo valido per esigere le somme.
Non solo: l’istituto di credito e la società di recupero incaricata sono stati condannati a farsi carico delle spese legali sostenute dai fideiussori.
Una sentenza che fa scuola
Il caso rappresenta un monito per tutti i correntisti e fideiussori coinvolti in contenziosi bancari: la richiesta di un pagamento non può basarsi su calcoli presuntivi o su documentazioni incomplete. La certezza del credito, come ha ribadito il Tribunale di Perugia, è condizione imprescindibile per avanzare una pretesa.
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Ottimo
Una sentenza simile l’ho subita io l’anno scorso da parte della banca che dopo avermi venduto la casa all’asta dopo più di cinque anni ha preteso e ottenuto il pignoramento della mia pensione de dello stipendio di mia moglie per un ammontare di oltre 140.000 euro, condannandomi a pagare fino al 2065. Al momento della messa all’asta dell’immobile venduto per 68.000 Euro avevano chiesto un saldo e stralcio di 70.000 Euro , avevamo chiesto la possibilità di risarcire il debito restante in cinque anni , possibilità rifiutata e sfratto entro 60 giorni. nei mesi successivi non ho avuto alcuna richiesta fino al 2024 con notifica dell’atto di Precetto nel quale chiedevano oltre 90.000 euro diventati al momento della sentenza del giuce non togato del Tribunale di più di 140.000 Euro per ulteriori interessi.