
Essere segnalati come cattivi pagatori può avere conseguenze molto più gravi di quanto si immagini.
Una semplice annotazione nelle banche dati creditizie o nella Centrale Rischi della Banca d’Italia può compromettere l’accesso al credito, rendere impossibile ottenere nuovi finanziamenti e incidere perfino sui rapporti commerciali con fornitori e partner.
Molti imprenditori scoprono l’esistenza della segnalazione soltanto quando una banca rifiuta un finanziamento o revoca gli affidamenti già concessi.
È proprio quanto accaduto in un caso realmente seguito dal Dott. Gaetano Vilnò, nel quale un imprenditore si è trovato improvvisamente escluso dal circuito del credito a causa di una segnalazione ritenuta non conforme ai presupposti previsti dalla legge.
La vicenda ha evidenziato ancora una volta quanto sia importante verificare attentamente la legittimità delle comunicazioni effettuate dagli istituti di credito.
Il finanziamento negato senza apparenti spiegazioni
L’imprenditore aveva presentato domanda per ottenere nuova liquidità destinata allo sviluppo della propria attività.
Nonostante i bilanci dell’azienda fossero in miglioramento, la richiesta veniva respinta da più istituti di credito.
Solo dopo ulteriori verifiche emergeva la presenza di una segnalazione negativa nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, circostanza della quale il cliente non era pienamente consapevole.
La segnalazione aveva determinato un immediato peggioramento del merito creditizio, impedendo di fatto l’accesso a nuove forme di finanziamento.
L’intervento del Dott. Gaetano Vilnò
L’imprenditore si è rivolto al Dott. Gaetano Vilnò per comprendere se la segnalazione fosse stata effettuata nel rispetto della normativa bancaria.
L’analisi della documentazione ha riguardato il rapporto di finanziamento, l’andamento dei pagamenti, la corrispondenza intercorsa con la banca e le modalità con cui era stata effettuata la comunicazione alla Centrale Rischi.
Dall’esame è emerso che la posizione del cliente appariva molto diversa da quella rappresentata dall’istituto di credito.
Quando una segnalazione può essere illegittima
La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte chiarito che la segnalazione alla Centrale Rischi non può essere fondata sul semplice ritardo nel pagamento di alcune rate.
Affinché possa essere legittimamente effettuata è necessario che la banca svolga una valutazione complessiva della situazione economico-patrimoniale del debitore e accerti una reale condizione di grave difficoltà finanziaria assimilabile allo stato di insolvenza.
Si tratta di un principio ribadito in numerose pronunce della Suprema Corte, secondo le quali la semplice morosità non giustifica automaticamente una segnalazione negativa.
Il risultato ottenuto
Attraverso la ricostruzione della vicenda e l’approfondita analisi tecnica della documentazione bancaria è stato possibile contestare la correttezza della segnalazione e tutelare la posizione dell’imprenditore.
La revisione della situazione ha consentito di ripristinare una rappresentazione più aderente alla reale posizione finanziaria del cliente, permettendogli di riprendere i rapporti con il sistema bancario.
Il caso dimostra come una segnalazione negativa possa incidere profondamente sulla vita di un’impresa e come sia fondamentale verificarne sempre la legittimità.
Un problema che riguarda molte imprese
Ogni anno numerose aziende scoprono di avere difficoltà ad accedere al credito proprio a causa di segnalazioni presenti nelle banche dati creditizie.
Non tutte queste comunicazioni sono necessariamente illegittime, ma ogni posizione deve essere valutata singolarmente alla luce della normativa bancaria e degli orientamenti consolidati della Corte di Cassazione.
Per questo motivo una verifica preventiva della documentazione può evitare conseguenze economiche molto rilevanti.
La trasparenza come principio fondamentale
Il caso seguito dal Dott. Gaetano Vilnò conferma quanto sia importante garantire un corretto equilibrio tra il diritto delle banche a segnalare situazioni di effettivo rischio e il diritto del cliente a non subire pregiudizi derivanti da valutazioni non conformi ai criteri fissati dalla giurisprudenza.
La trasparenza delle informazioni creditizie rappresenta infatti uno degli elementi fondamentali per il corretto funzionamento del mercato finanziario e per la tutela degli operatori economici.
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