Una seconda possibilità: da garante a libera cittadina grazie al piano del consumatore
Immagina di finire sommerso da oltre 600.000 euro di debiti, senza averne tratto alcun beneficio diretto, solo per aver aiutato un familiare. È quanto accaduto a una cittadina campana, diventata fideiussore per il padre imprenditore, poi fallito nel 2017. Una scelta fatta per affetto, come tanti farebbero, ma che rischiava di rovinarle la vita. E invece, oggi, può finalmente respirare: grazie a un piano del consumatore omologato dal Tribunale di Napoli, il suo debito è stato ridotto a poco più di 31.000 euro, da restituire in rate sostenibili.

Il caso: debiti ereditati per amore
La protagonista di questa vicenda aveva firmato una fideiussione solidale per sostenere il padre nella sua attività imprenditoriale. Ma quando l’azienda è fallita, i creditori hanno bussato alla sua porta, chiedendo il pagamento integrale dei debiti.
Un carico insostenibile: oltre 600.000 euro. Una somma impossibile da restituire con i propri mezzi. Da qui, la decisione di rivolgersi al tribunale, proponendo un piano del consumatore previsto dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Il piano prevedeva una restituzione di soli 31.507 euro, in 105 rate mensili, pari a circa il 14,8% del debito iniziale. Una cifra raggiungibile, realistica, e – cosa fondamentale – più vantaggiosa per i creditori rispetto a una liquidazione forzata, che avrebbe prodotto appena il 2% del dovuto.
Il Tribunale le dà ragione
Con il provvedimento del 30 aprile 2025, la Settima Sezione Civile del Tribunale di Napoli ha omologato il piano, riconoscendone la sostenibilità e la convenienza. Ma non solo: la sentenza segna un importante precedente anche per tutti quei cittadini che, come lei, si sono ritrovati sovraindebitati per aver prestato garanzie familiari, senza dolo né vantaggi personali.
Il giudice ha applicato i principi aggiornati del Codice della Crisi, che stabiliscono che un debito può essere ristrutturato anche in presenza di comportamenti imprudenti, purché non vi siano dolo, frode o colpa grave. In altre parole: aiutare un familiare non è un crimine, e non deve per forza condannarti a una vita sotto scacco dei creditori.
Tre principi fondamentali ribaditi dalla sentenza
- Chi fa da garante per affetto può chiedere aiuto: la procedura del piano del consumatore è accessibile anche a chi ha garantito debiti familiari, se ha agito in buona fede.
- La responsabilità può essere suddivisa: il tribunale ha riconosciuto la legittimità di dividere il debito tra tutti i garanti, applicando il principio di proporzionalità. Non è giusto che uno solo paghi per tutti.
- Il giudice può chiedere un piano migliorato: non si tratta solo di accettare o rifiutare. Il giudice può suggerire modifiche per trovare un equilibrio tra le esigenze del debitore e i diritti dei creditori.
Il diritto a ricominciare
Questa sentenza si inserisce perfettamente nello spirito della Direttiva Europea 2019/1023, che tutela i debitori onesti e promuove il diritto alla seconda opportunità. Un messaggio chiaro: chi è finito nei guai economici non per malizia, ma per scelta di cuore o per errore, deve avere il diritto di rimettersi in piedi.
Non è solo una vittoria personale: è una speranza concreta per migliaia di italiani intrappolati in debiti che non sono più in grado di gestire.
Se anche tu hai garantito per qualcuno e oggi sei in difficoltà, sappi che esistono strumenti legali per uscirne. La legge è dalla parte di chi agisce con onestà.
Contattaci al 0521247673 e seguici sui nostri social.
FB: https://www.facebook.com/presidentedeciba
TikTok: https://www.tiktok.com/@gaetanovilno
