Come difendersi dalle società di recupero crediti: guida pratica per i cittadini

In un momento economico complesso come quello attuale, sempre più persone si trovano a dover fare i conti con telefonate insistenti, lettere minacciose o veri e propri atti giudiziari inviati da società di recupero crediti. Ma come ci si può difendere in modo efficace da queste situazioni? E soprattutto, quali sono i diritti del cittadino?

Come difendersi dalle società di recupero crediti: guida pratica

Le società di recupero crediti: chi sono davvero?

Molto spesso, queste società agiscono per conto delle banche, acquistando portafogli di crediti deteriorati, cioè crediti non riscossi, e provando a recuperarli direttamente. In pratica diventano le nuove controparti dei debitori e tentano di ottenere il pagamento.

Ma è bene sapere che i cittadini hanno diritto a difendersi, esattamente come accadrebbe in un contenzioso diretto con la banca. Infatti, se si scoprono irregolarità come anatocismo, usura o errori nei calcoli degli interessi, è possibile impugnarli legalmente, magari con il supporto di una perizia econometrica.

Il vizio più comune: il difetto di legittimazione

Tra gli illeciti più frequenti contestati in tribunale a queste società vi è il cosiddetto difetto di legittimazione attiva. In sostanza, queste società devono dimostrare di essere le vere titolari del credito che stanno cercando di riscuotere. Ciò significa che non basta affermare di aver comprato il credito dalla banca, ma occorre dimostrarlo con documenti specifici, come il contratto di cessione.

Questo documento deve elencare in modo preciso i mutui o rapporti ceduti. Tuttavia, nella pratica, spesso tali documenti non vengono prodotti in giudizio, lasciando la posizione della società scoperta dal punto di vista probatorio.

Cosa deve mostrare la società di recupero?

Oltre al contratto di cessione, la società dovrebbe anche fornire una comunicazione individuale al debitore, preannunciando il passaggio del credito. Ma attenzione: secondo un importante orientamento giurisprudenziale, solo la produzione del contratto di cessione, con indicazione dettagliata dei crediti, permette alla società di agire in giudizio.

Senza questa prova, il giudice può dichiarare la carenza di legittimazione ad agire e respingere la richiesta di pagamento.

La segnalazione alla CRIF: quando è davvero legittima?

Altro tema cruciale è la segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi (CRIF). Questa procedura, molto impattante per il debitore, non può essere attivata alla leggera. Una circolare della Banca d’Italia stabilisce chiaramente che tale segnalazione deve avvenire solo in presenza di una grave e persistente situazione di insolvenza.

Non basta, dunque, un semplice ritardo nel pagamento. La banca o la società devono valutare attentamente la situazione economica complessiva del cliente. Se mancano protesti, pignoramenti o altri segnali di sofferenza, la segnalazione può essere ritenuta illegittima.

In questi casi, è possibile agire d’urgenza in tribunale per ottenere la cancellazione immediata della segnalazione e, se necessario, anche un risarcimento per il danno patrimoniale subito (ad esempio, il rifiuto di un prestito o di un finanziamento).

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