Frode bancaria con moduli in bianco: confermata in Cassazione la condanna a oltre 380mila euro

La vicenda giudiziaria
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un ex dirigente di banca, confermando la condanna al risarcimento di 383.940,91 euro per appropriazione indebita ai danni dell’istituto di credito e di diversi clienti. I giudici hanno anche ribadito la legittimità dell’azione esecutiva intrapresa dalla banca sulla base della “provvisionale” stabilita in sede penale.
La storia ha origine nei primi anni 2000, quando il funzionario, approfittando della propria posizione, avrebbe convinto alcuni clienti a firmare moduli in bianco o falsificato firme, riuscendo così a prelevare ingenti somme dai loro conti e a riversarle su rapporti intestati a sé stesso o a soggetti a lui riconducibili.
Le condanne nei vari gradi di giudizio
Nel 2005, il Tribunale di Perugia aveva emesso la prima condanna penale nei confronti del bancario, riconoscendo alla banca – costituitasi parte civile – una provvisionale di 150.000 euro, successivamente ridotta a 130.000 in appello. Sulla base di questo titolo esecutivo, l’istituto aveva promosso il pignoramento dell’unico immobile dell’uomo a Perugia, poi venduto a prezzo ribassato.
Negli anni successivi, la banca aveva avviato anche un procedimento civile per ottenere la liquidazione integrale del danno, pari a oltre 380mila euro, corrispondenti alle somme restituite ai clienti frodati.
Le difese respinte dai giudici
L’ex dirigente aveva tentato di opporsi sostenendo che il diritto al risarcimento fosse prescritto e che l’esecuzione immobiliare fondata sulla provvisionale penale fosse illegittima, essendo stata poi superata dalla sentenza civile. Tuttavia, sia il Tribunale di Spoleto che la Corte d’appello di Perugia hanno respinto le sue eccezioni.
La decisione della Cassazione
Con la recente pronuncia, la Cassazione ha confermato la validità delle sentenze precedenti. I giudici hanno chiarito che la provvisionale penale rappresenta un titolo esecutivo provvisorio ma pienamente valido, destinato a essere sostituito dalla sentenza civile definitiva, senza perdere efficacia nel frattempo.
Inoltre, è stato ribadito che il diritto al risarcimento, una volta accertato in sede penale, si prescrive in dieci anni, termine che nel caso specifico non era decorso. La responsabilità civile dell’ex funzionario, dunque, è ora definitivamente accertata.
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