Pignoramento esattoriale annullato: il Tribunale di Lecce dichiara illegittimi gli interessi applicati
Una decisione destinata a fare scuola arriva dal Tribunale di Lecce, che con la sentenza n. 730/2025 ha annullato un pignoramento esattoriale, riconoscendo l’illegittimità degli interessi applicati dall’Agenzia della Riscossione. Si tratta di un verdetto particolarmente rilevante perché affronta per la prima volta il tema del calcolo degli interessi nei pignoramenti legati a contributi previdenziali.

La vicenda: oltre 400mila euro contestati
Il caso riguarda una società della provincia di Lecce che aveva impugnato un pignoramento esattoriale. Da un lato veniva contestata la pretesa tributaria, ritenuta in parte già pagata e quindi non dovuta; dall’altro, l’attenzione si è concentrata sugli interessi applicati.
Il Tribunale non solo ha annullato il pignoramento, ma ha accertato la non debenza di oltre 400mila euro, soffermandosi in particolare sugli interessi calcolati in violazione della normativa speciale prevista per i contributi previdenziali.
Il riferimento normativo: l’art. 116 della legge n. 388/2000
La sentenza ha richiamato l’art. 116 della legge n. 388/2000, che disciplina in maniera specifica le conseguenze del mancato pagamento dei contributi previdenziali. Secondo questa norma:
- Sanzioni civili: in caso di mancato pagamento, l’Inps può applicare somme aggiuntive a titolo di sanzione civile, che maturano progressivamente fino a un massimo del 40% dei contributi non versati.
- Interessi di mora: possono essere applicati solo dopo che le sanzioni hanno raggiunto tale soglia del 40%.
Il giudice ha quindi chiarito che l’Agenzia della Riscossione non può applicare automaticamente interessi di mora sui contributi non pagati, se prima non si verifica il superamento del limite previsto per le sanzioni.
Una pronuncia che apre scenari importanti
Il Tribunale ha ritenuto illegittima la prassi seguita dall’ente di riscossione, che applicava interessi di mora sin da subito e non soltanto al raggiungimento della soglia del 40%. Ne deriva che numerosi pignoramenti e cartelle potrebbero contenere calcoli errati e quindi contestabili.
La questione in Appello
La sentenza, depositata il 6 marzo 2025, è stata recentemente impugnata dal concessionario della riscossione. Toccherà ora alla Corte d’Appello esprimersi nuovamente sul caso, stabilendo se confermare o ribaltare l’impostazione dei giudici salentini.
Conclusioni
La decisione del Tribunale di Lecce segna un punto di svolta nel contenzioso tributario e previdenziale, offrendo uno spiraglio di tutela concreta per imprese e contribuenti. Se confermata anche in secondo grado, potrebbe rappresentare un precedente importante per tutti coloro che si trovano a fronteggiare richieste di pagamento gonfiate da interessi ritenuti illegittimi.
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