Pignoramento fiscale da 400mila euro annullato: “Interessi illegittimi”
LECCE – Una sentenza destinata a fare giurisprudenza arriva dal Tribunale di Lecce: annullato un pignoramento fiscale da oltre 400mila euro nei confronti di una società salentina. Il giudice ha infatti riconosciuto l’illegittimità degli interessi applicati dall’Agenzia della Riscossione, aprendo la strada a nuove contestazioni in materia di calcoli fiscali e previdenziali.

La vicenda
Tutto ha avuto inizio nel 2022, quando la società ha deciso di opporsi a un pignoramento esattoriale che riteneva ingiusto. Non solo contestava la debenza dei tributi richiesti, ma metteva in discussione anche il modo in cui erano stati calcolati gli interessi sui contributi previdenziali.
Secondo la tesi accolta dal Tribunale, per i debiti contributivi non possono essere applicati interessi di mora secondo le regole generali, bensì sanzioni civili specifiche disciplinate dall’articolo 116 della legge n.388/2000. Si tratta di una distinzione fondamentale, che fino a oggi non aveva trovato riconoscimento giurisprudenziale così netto.
La sentenza
Con la decisione n.730/2025, depositata il 6 marzo scorso ma resa nota solo di recente, il Tribunale ha accolto le eccezioni sollevate dalla società, annullando il pignoramento e dichiarando la non debenza di oltre 400mila euro.
Il giudice ha chiarito che:
- le sanzioni civili possono essere applicate solo entro il limite massimo del 40% dei contributi non versati;
- gli interessi di mora possono maturare soltanto dopo il raggiungimento di tale soglia.
In questo caso, gli interessi applicati dall’Agenzia non rispettavano tali condizioni, risultando quindi illegittimi.
Le conseguenze
La pronuncia, che ha immediatamente attirato l’attenzione del mondo giuridico e fiscale, è stata definita “rivoluzionaria” perché rappresenta la prima volta che un tribunale riconosce in modo così chiaro l’illegittimità degli interessi su pignoramenti esattoriali relativi a contributi previdenziali.
Nonostante il risultato favorevole per la società, la vicenda non si è ancora conclusa. Il concessionario ha infatti impugnato la sentenza e sarà ora la Corte d’Appello a dover decidere se confermare o meno l’orientamento espresso dal Tribunale di Lecce.
Un precedente importante
La decisione ha acceso i riflettori su un tema che da tempo viene segnalato dagli operatori del diritto: la presenza di anomalie nel calcolo degli interessi da parte dell’Agenzia della Riscossione. Diverse associazioni professionali hanno già annunciato l’intenzione di avviare iniziative volte a sensibilizzare le istituzioni e tutelare i contribuenti da pratiche che rischiano di gonfiare indebitamente i debiti fiscali.
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