Tribunale di Avezzano: cessioni di credito non provate, società condannata

Due sentenze gemelle a tutela dei consumatori
Il Tribunale di Avezzano ha accolto due opposizioni presentate da consumatori contro una società di recupero crediti, cessionaria di presunti crediti bancari superiori a 30.000 euro ciascuno. Il Giudice Unico, dott. Massimo Valenza, ha evidenziato la mancanza di legittimazione ad agire e di titolarità dei crediti, in linea con gli orientamenti della Corte di Cassazione.
Cessione “invisibile”: assenza di prova, assenza di credito
La società si era limitata a produrre una generica pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, senza indicare in modo specifico i crediti ceduti, né provare l’iscrizione nel Registro delle Imprese o la comunicazione individuale ai debitori ceduti, come previsto dall’art. 58 TUB, dalla Delibera CICR n. 117/2011 e dall’art. 125-septies TUB.
L’assenza di questi requisiti ha reso inefficace la cessione, portando alla revoca dei decreti ingiuntivi e alla condanna della società al pagamento di oltre 10.000 euro di spese legali per ciascun giudizio.
Casi simili anche in altri tribunali
Vicende analoghe sono in corso anche in altri distretti giudiziari, dove le società veicolo di cartolarizzazione vengono accusate di agire senza un’adeguata base documentale. In alcune procure, tuttavia, procedimenti dettagliati sono stati archiviati senza indagini approfondite, nonostante la normativa – come la Riforma Cartabia – richieda rigore e trasparenza nell’azione penale.
Stop ai “fantasmi finanziari”
Le pratiche contestate includono la vendita di crediti deteriorati in blocco, spesso senza tracciabilità o trasparenza, seguita da azioni di recupero aggressive e poco chiare. La giurisprudenza più recente, come dimostrato dalle sentenze di Avezzano, ribadisce che tali operazioni devono essere provate con documentazione puntuale e verificabile.
Come può tutelarsi il cittadino
- Richiedere la verifica del proprio decreto ingiuntivo o atto di cessione.
- Contestare la legittimità della cessione in sede giudiziaria.
- Segnalare eventuali irregolarità all’Ispettorato del Ministero della Giustizia.
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